Pubblicato dapprima ad episodi su Kappa Magazine, ed infine ripubblicato in singoli volumi nella collana "spin-off" KM Presenta, Otaku Club Genshiken si presenta come un prodotto molto anomalo, dato che è esattamente quello che il suo stesso titolo promette: la narrazione della scontata quotidianità di un club di otaku. E nemmeno parliamo di un club liceale, con l'eventuale ammiccamento ad un pubblico adolescente grazie a qualche graziosa ragazza o bel ragazzo, ma un club di universitari, nella media piuttosto sgraziati, fuori forma e, in sostanza, per nulla attraenti.
Come si accennava, il riferimento principe di questo manga, che ne accentua la peculiarità, non si trova tanto nella commedia fumettata giapponese quanto nella migliore "Sit-Com d'ambientazione" americana, basata integralmente sulla caratterizzazione dei personaggi e le gag ricorrenti che si costruiscono sulla loro interazione forzata in un ambiente più o meno "chiuso". Per questo motivo vale la pena di spendere qualche riga nella loro descrizione.
In ordine di apparizione il primo che incontriamo è Kanji Sasahara, matricola universitaria, classico adolescente giapponese indeciso e leggermente anonimo, che si iscrive al Genshiken quasi "inciampandoci sopra", ma che si trova poi destinato ad essere una presenza fissa della narrazione.
Altro personaggio fisso è Harunobu Madarame, otaku di provata fede e lunga esperienza, impegnato a costruirsi, con alterno successo, un "personaggio" sarcastico ed autocritico.
Destinati a uscire e rientrare periodicamente dalle quinte sono, invece, tre altri membri storici del club. Il fondatore e misterioso Primo Presidente, senior di età imprecisata e dalla preoccupante capacità di spia. Soichiro Tanaka educato studente con la passione del cosplay, della sartoria e del modellismo. Mitsunori Kugayama timido ragazzone con una certa capacità come fumettista.
Presenza più stabile è la prosperosa Kanako Ono, studentessa di ritorno dall'estero, apparentemente timida ma in grado di dimenticarsi tutte le sue incertezze quando si dà al cosplay e non del tutto aliena da comportamenti da "carognetta" quando viene punta sul vivo.
Il cast, come ogni SitCom che si rispetti, procedendo si modifica: con l'uscita dei tre "senpai", entrano due nuove matricole. La prima,Chika Ogiue si presenta subito come un personaggio complicato: asociale, otaku che odia gli otaku, cultrice dei manga "Yaoi" (manga dedicati ai rapporti omosessuali maschili) che rinnega il suo oggetto del desiderio, disegnatrice appassionata che si vergogna delle sue opere. Decisamente più lineare l'inquietante Kukichi che possiamo descrivere in economia di parole come il prototipo del "nerd".
E' facile lasciarsi trascinare da questo prodotto. Si parla fondamentalmente di universitari infettati di anime, quindi è normale che un appassionato possa immedesimarsi meglio nei personaggi e adorare questo lavoro. La trama è simpatica anche se dopo poco il meccanismo narrativo diventa un po' ripetitivo. L'aspetto grafico della serie non mi piace molto e anche il chara design poteva essere curato meglio. I personaggi mi sembrano tutti stereotipati, anche se risultano simpatici. Il comparto tecnico è scarso, le animazioni legnose e i fondali sono appiccicati dietro ai personaggi e sembrano completamente senza profondità. Personalmente penso che il concetto di appassionato di anime si possa distaccare da un idea di otaku come viene esposta nella serie. Anzi nei casi più estremi gli otaku sono anche controproducenti per un emancipazione del medium anime. Non vi preoccupate, questo titolo non vuole dare un idea filosofica sulla fruizione degli anime, vuole solo trascinarvi nei suoi personaggi e farvi vivere una storia tra fan-service e otaku. Pur non amando il genere mi sono visto tutta la serie e anche se non mi ha particolarmente appassionato, gli episodi, non mi hanno annoiato. Ma anche mettendoci tutta la mia buona volontà non riesco a dargli la sufficienza.